ARTE PER LA VITA

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RASSEGNA PITTURA PER GIOVANI ACCADEMIE BELLE ARTI ITALIANE

lunedì 28 febbraio 2011

Convegno AISF 24 febbraio 2011 Roma: i volontari e i malati di fegato chiedono assistenza di qualità

I volontari della Federazione Liver-Pool Onlus lanciano, in occasione della 44^ Riunione annuale dell'Associazione italiana per lo studio del fegato (l’Aisf), una proposta originale per migliorare l’assistenza dei pazienti affetti da epatite cronica, cirrosi, epatocarcinoma e con necessità di trapianto di fegato.

Il Presidente della Federazione Nazionale Liver-Pool Onlus Dr. Salvatore Ricca Rosellini, nell’Aula magna dell’Università La Sapienza - di fronte alla comunità medica e scientifica raccolta a congresso dall’Aisf - ha presentato il libro “La salute del tuo fegato” (SugarCo Edizioni, Milano) e chiede una riorganizzazione e una certificazione per le cure epatologiche da erogare in strutture ad hoc: le “Liver-unit”, cioè, così come accade in molti paesi europei o negli Stati uniti. Era presente anche Giampiero Maccioni Presidente dell'Associazione Sarda Trapianti e Consigliere Nazionale della Federazione.

“La salute del tuo fegato. Prevenire e curare steatosi, epatite e cirrosi" è il libro voluto dai volontari delle associazioni federate nella Liver-Pool. Contiene decine d’interviste ai big dell’epatologia, ai trapiantati di fegato, ai malati e ai volontari: testimonianze raccolte per raccontare a tutti quanto si sta facendo in Italia per queste malattie e dove si può migliorare.Vedi http://giampmaccioni.blogspot.com/2010/11/il-fegato-che-viene-dal-cuore.html


“Liver-unit”, o Unità di epatologia, strutture che devono qualificarsi su tutto il territorio nazionale, per mettere, finalmente e realmente, il malato al “centro” delle strategie di cura. «In particolare» annuncia Salvatore Ricca Rosellini, presidente della Federazione «il progetto ha intenzione di stimolare tutti sulla necessità di affrontare le malattie del fegato in un’ottica unitaria, caratterizzando e qualificando le strutture che, negli ospedali e nel territorio, sono votate alla cura dei pazienti affetti da malattie del fegato. Ospedali di qualità e cure accreditate per l’epatopatico: questo vogliono i volontari e i malati.»

Non è, infatti, possibile che, ancor oggi, l’assistenza e le cure “epatologiche” in Italia - per malattie che comportano più di 50mila ricoveri all’anno in degenza ordinaria e altrettanti in day hospital - siano erogate da strutture per le quali non esiste alcuna verifica specifica e non sia neppure possibile una classificazione di livello per intensità di cura, o complessità clinica, delle cure fornite. Insomma, manca un bollino di qualità.

«Noi abbiamo di fronte un sogno» concludono i volontari della Liver-Pool «che nel nostro Paese possa essere prestata ancora maggiore attenzione alle malattie del fegato, ai malati e ai trapiantati. E siamo certi che questo sogno si realizzerà: questa è la fede che guida il nostro cuore e quello grande delle nostre associazioni.»


martedì 8 febbraio 2011

Anche un cuore anziano può donare una vita

Venerdì 11 marzo 2011 - Aula G. Marconi
CNR - Piazzale Aldo Moro, 7 – Roma
http://www.fattiecifre.it/pdf/LOCANDINA_CONVEGNO_Adhoners.pdf

giovedì 9 dicembre 2010

Buon Natale e Felice Anno

Trapianti: Nanni Costa, nel 2010 calo del 7,1% donatori utilizzati

Nanni Costa, nel 2010 calo del 7,1% donatori utilizzati

Roma, 2 dic. (Adnkronos Salute) - Nel 2010 in Italia si è registrata una diminuzione del numero dei donatori d'organo utilizzati, un calo che si attesta attorno al 7,1%. Secondo i dati preliminari al 31 ottobre, questi sono infatti passati dai 1.167 del 2009 ai 1.085 dell'anno in corso. "Le cause principali di tale flessione - spiega Alessandro Nanni Costa, direttore del Centro nazionale trapianti (Cnt), in un'intervista rilasciata al programma 'Formato Famiglia' della rete TV Sat 2000 - sono due: da un lato si è riscontrato negli ultimi 5 anni un aumento dell'età media dei donatori, passata da 50 a 55 anni, dall'altro si è registrata la diminuzione del numero dei decessi di pazienti cerebrolesi, passati da 5.572 nel 2009 a 2.388 nei primi 6 mesi del 2010, che equivale, secondo i dati in proiezione a fine anno, ad una riduzione del 13,6%".
La diminuzione del numero dei decessi di pazienti cerebrolesi, afferma Nanni Costa, è da interpretare in un quadro più ampio che prenda in considerazione il rapporto esistente tra il numero complessivo degli accertamenti di morte cerebrale effettuati nelle rianimazioni (2.257 nel 2009, a fronte di 1.057 nel primo semestre 2010) e il totale dei decessi in seguito a lesioni cerebrali.
"Stando ai dati preliminari al 30 giugno 2010 - spiega il numero uno del Cnt - tale rapporto è aumentato di 4 punti percentuali, passando dal 40,5% nel 2009 al 44,3% nei primi 6 mesi del 2010. Dunque, se è indubbio che sono diminuiti i decessi in seguito a lesioni cerebrali - precisa - è altrettanto vero che la Rete nazionale trapianti (Rnt) è stata in grado di rispondere in modo incisivo a tale calo, limitando gli effetti negativi sul sistema delle donazioni".
Ma secondo Nanni Costa, "le cause dell'arresto del trend positivo delle donazioni sono diverse e, data la complessità del processo di donazione e trapianto che coinvolge molteplici settori della sanità, devono essere rintracciate sia a livello strutturale-organizzativo sia a livello tecnico".
Dalla esperienza accumulata dalla rete trapiantologica negli ultimi 10 anni, si evince che la partita sulla donazione si gioca spesso nelle rianimazioni: è provato che la non opposizione dipende anche dalla corretta impostazione del rapporto instaurato con la famiglia del potenziale donatore. L'affidabilità, la serietà e la trasparenza della struttura, come la certezza che il paziente sia stato curato al meglio, passano attraverso una gestione corretta della relazione.
"Il Centro nazionale trapianti - spiega il presidente - si impegna con costanza da anni nella programmazione di una serie di interventi di formazione dedicati a tutte le figure sanitarie coinvolte nel processo di donazione (medici di rianimazione, infermieri di rianimazione e coordinatori alla donazione), dedicando maggiore attenzione a promuovere le competenze del personale finalizzate ad una corretta gestione della relazione con la famiglia. Sarebbero necessari - aggiunge - anche interventi strutturali che diano un maggiore riconoscimento alla figura del coordinatore locale. Accanto a questi interventi, sarebbe importante diffondere e standardizzare i programmi organo-specifici a livello nazionale che il Cnt ha definito da anni e che, proprio nel 2010, con i programmi di fegato e polmone sono stati completati".